Danny Weber
Claude Science vuole diventare un ambiente di lavoro per ricercatori, mentre Anthropic punta anche a terapie per malattie rare e trascurate.
Anthropic ha annunciato il lancio di Claude Science, una piattaforma per ricercatori, e allo stesso tempo ha dichiarato di voler partecipare direttamente allo sviluppo di farmaci. L’azienda intende concentrarsi su malattie rare e «trascurate», che spesso restano fuori dalle priorità delle grandi case farmaceutiche per via del ritorno commerciale limitato. Per ora si parla soprattutto delle prime fasi di ricerca dei farmaci e degli studi preclinici.
Claude Science viene presentata come un ambiente di lavoro unico per scienziati. La piattaforma dovrebbe riunire strumenti sparsi, set di dati, funzioni di analisi, grafici e supporto scientifico in un solo spazio. Durante la presentazione, Anthropic ha citato un esempio della UCSF: con Claude Science, un ricercatore avrebbe individuato in pochi minuti una contaminazione virale in un esperimento che il team non aveva notato per circa un anno.
L’azienda sostiene inoltre che il sistema possa analizzare 100 malattie genetiche rare in meno di un’ora e selezionare 32 direzioni promettenti per un successivo screening al computer. A differenza di molte società di IA che si limitano a fornire strumenti al mercato farmaceutico, Anthropic parla di un proprio coinvolgimento nello sviluppo di farmaci. Non ha però ancora rivelato le prime malattie candidate né spiegato se porterà avanti i progetti da sola o coinvolgerà partner per studi sugli animali, trial clinici e produzione.
L’interesse per l’IA nel settore farmaceutico cresce rapidamente: OpenAI, Google, Amazon e altri grandi player offrono già strumenti per biotecnologie e medicina, mentre Google DeepMind, tramite Isomorphic Labs, e aziende come Insilico Medicine spingono i propri programmi. Anche i colossi farmaceutici tradizionali, tra cui AstraZeneca, Novo Nordisk e GSK, usano attivamente l’IA per trovare molecole, analizzare dati, progettare composti e ottimizzare i processi di R&D.
Gli esperti ricordano però che l’IA è ancora un acceleratore, non un sostituto dello sviluppo farmaceutico completo. Specialisti di Cambridge, UCL e Oxford sottolineano che i candidati devono comunque passare da tossicologia, controlli di sicurezza, valutazioni di efficacia, test sugli animali e studi clinici sull’uomo. Il CEO di Novartis, Vas Narasimhan, ritiene che i nuovi strumenti di IA possano ridurre il ciclo medio di sviluppo di un farmaco da circa 12 anni a 7–8 anni e forse aumentare il tasso di successo dei progetti dall’8% al 16%, ma le verifiche biologiche e i passaggi regolatori non si possono evitare.
Anthropic sta già ampliando il team nelle scienze della vita, creando un proprio wet lab e assumendo specialisti da biologia, farmaceutica e istituti di ricerca. Anche se Claude Science accelerasse davvero la ricerca di piste promettenti, i risultati clinici restano lontani: sviluppare farmaci rimane un processo costoso, lungo e fortemente regolato.
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