Un team di scienziati ha presentato una tecnologia sperimentale che permette di osservare in tempo reale l'attività dei transistor all'interno di una CPU. Sebbene questo metodo offra nuove possibilità, solleva anche potenziali rischi seri per la sicurezza dei dati.
La tecnica si basa su un analizzatore di reti vettoriale, un'apparecchiatura da laboratorio che genera un segnale a microonde con frequenza e fase specifiche. Questo segnale viene poi convertito in radiazione terahertz e diretto verso un microchip in funzione, dove si riflette sui transistor attivi.
I segnali riflessi tornano a un ricevitore e vengono confrontati con i valori originali. Piccole variazioni di ampiezza e fase permettono ai ricercatori di rilevare l'attività interna del processore. Per migliorare la precisione, il team ha modificato l'apparecchiatura e utilizzato un rivelatore omodina, in grado di distinguere variazioni di segnale estremamente deboli dal rumore di fondo.
Un vantaggio chiave di questo metodo è la capacità di guardare letteralmente dentro un processore in funzione, cosa che gli strumenti diagnostici tradizionali non permettevano. Questo apre nuove prospettive per testare e analizzare chip complessi.
Tuttavia, la tecnologia presenta limitazioni significative. I processori multi-strato complessi con architetture 3D rendono difficile individuare con precisione le sorgenti del segnale, e il rumore dell'apparecchiatura può distorcere i risultati. Gli esperti avvertono anche di una potenziale minaccia alla sicurezza: in teoria, la tecnologia potrebbe permettere l'estrazione di dati durante il funzionamento del processore, aggirando i metodi di crittografia tradizionali.