Cristalli di memoria 5D su vetro: SPhotonix punta al cold storage nei data center
La startup SPhotonix porta lo storage su vetro con cristalli di memoria 5D: fino a 360 TB per disco e durata quasi eterna. Progetti pilota nei data center.
La startup SPhotonix porta lo storage su vetro con cristalli di memoria 5D: fino a 360 TB per disco e durata quasi eterna. Progetti pilota nei data center.
© SPhotonix
La startup britannica SPhotonix afferma che la sua tecnologia di archiviazione dati basata sui cosiddetti cristalli di memoria 5D è uscita dalla fase di demo di laboratorio e si sta avvicinando all’uso pratico. L’azienda prevede di avviare progetti pilota nei prossimi due anni per portare nei data center sistemi di cold storage su vetro.
Al centro del sistema c’è un disco di vetro al quarzo di circa cinque pollici (127 mm) di diametro. Un laser a femtosecondi scrive le informazioni come nanostrutture all’interno del vetro, codificando i dati su cinque parametri contemporaneamente: le tre coordinate spaziali, più l’orientamento e l’intensità di ciascuna struttura. La lettura è ottica, con luce polarizzata. Secondo SPhotonix, un singolo disco può contenere fino a 360 terabyte e il supporto potrebbe preservare i dati per 13,8 miliardi di anni, all’incirca quanto l’età dell’universo. Se ciò verrà dimostrato fuori dal laboratorio, una simile scala temporale ridefinirebbe il significato di “lungo termine” per l’archiviazione.
I supporti non richiedono alimentazione per mantenere le informazioni e, per progettazione, restano isolati dalla rete, una combinazione naturale per archivi e repository di backup dove ritardi di accesso di qualche secondo sono accettabili. I prototipi attuali sono indietro rispetto ai sistemi tradizionali in termini di velocità: la scrittura procede a circa 4 MB/s, mentre la lettura arriva fino a 30 MB/s. La roadmap fissa l’obiettivo di spingere questi valori fino a 500 MB/s entro tre-quattro anni: un’andatura oggi modesta, ma nel deep cold storage contano soprattutto durabilità e densità, un compromesso che molti operatori potrebbero ritenere sensato.
I prezzi dell’hardware nelle prime fasi sono stimati in circa 30.000 dollari per un’unità di scrittura e circa 6.000 per un lettore. Il primo lettore mobile per l’uso fuori dal laboratorio è atteso tra circa un anno e mezzo. SPhotonix ha raccolto circa 4,5 milioni di dollari e punta al prossimo livello di maturità tecnologica, che prevede prove in condizioni reali: una tappa cruciale per qualsiasi piattaforma di storage che dichiari una durata su scala secolare. Il listino non è per tutte le tasche, ma è tipico delle tecnologie di frontiera.
L’interesse per supporti d’archivio alternativi e non magnetici è in crescita. Microsoft sta sperimentando lo storage su vetro con Project Silica, mentre altre aziende avanzano sui supporti ceramici per librerie robotizzate. La mossa di SPhotonix è soprattutto strategica: invece di costruire un proprio servizio di archiviazione, la startup punta a concedere in licenza la tecnologia e a integrarla nei data center esistenti, una scommessa pragmatica che potrebbe facilitare l’adozione se gli obiettivi prestazionali verranno centrati. Un approccio meno appariscente, ma spesso più efficace.