Utile record per Samsung: i semiconduttori per l’IA dominano, smartphone in affanno

Samsung ha chiuso il quarto trimestre con numeri da record: l’utile operativo ha raggiunto circa 20.000 miliardi di won, equivalenti a circa 15 miliardi di dollari. È il miglior risultato trimestrale non solo nella storia dell’azienda, ma dell’intero settore corporate sudcoreano. E il motore di questo risultato non sono stati gli smartphone.

La fetta principale dei profitti arriva dalla divisione semiconduttori di Samsung, in particolare dalla memoria. L’impennata della domanda non è trainata dai dispositivi mobili, bensì dai server per l’IA, che richiedono enormi quantità di DRAM e NAND veloci e affidabili. Via via che l’intelligenza artificiale ridisegna il mercato, la memoria smette di essere un componente ordinario e diventa un’infrastruttura critica, con il prezzo che finisce sullo sfondo.

Per i produttori di chip, questo cambio di passo significa margini più ampi e un chiaro orientamento verso i clienti dei server. La stessa capacità produttiva rende molto di più se destinata ai data center che al mercato degli smartphone. Non sorprende, quindi, che le priorità produttive seguano il denaro e la sicurezza di contratti di lungo periodo.

Gli smartphone, nel frattempo, si trovano in una strettoia. L’aumento dei prezzi della memoria incide su una delle voci di costo cruciali, e le quantità di RAM e di archiviazione plasmano direttamente la percezione dei dispositivi. I produttori sono costretti a scegliere tra margini più sottili, listini più alti o un rallentamento nel ritmo degli upgrade delle specifiche: un compromesso che, inevitabilmente, rende il mercato più prudente.

L’ironia è che Samsung al tempo stesso beneficia e avverte la stretta. Il business dei semiconduttori macina cifre record, mentre la divisione mobile incappa nelle stesse turbolenze dei concorrenti. Nel complesso, è un segnale netto: l’epoca dei facili successi trainati dalla corsa alle specifiche sta arrivando al capolinea.